Sulle orme di Don Chisciotte

Published on Style.it

Tra piatti a base di zafferano, buon vino tinto e queso manchego, un viaggio on the road attraverso Toledo e la regione de La Mancia, resa immortale da Miguel de Cervantes e Pedro Almodóvar.

La regione de La Mancia, o più correttamente, Castiglia-La Mancia, si trova nel cuore della Spagna, dove la terra è rossa, si coltiva lo zafferano fin dal IX secolo, e soffia il solano, il vento caldo che viene da ovest e che, si dice, faccia impazzire la gente.

Sì, è anche la regione in cui lo scrittore Miguel de Cervantes ambientò le gesta del suo stralunato eroe, Don Chisciotte, che proprio sano non era e, se non bastasse, è anche la terra d’origine del famoso regista spagnolo Pedro Almodóvar, alla quale ha dedicato il suo film Volver, ambientato proprio nella Castiglia-La Mancia, e dove le protagoniste, fra cui la bella Penelope Cruz, incarnano perfettamente la follia manchega.

Si potrebbe raccontare moltissimo della Castiglia-La Mancia, ma i bei panorami e il buon cibo sono cose che è sempre meglio provare in prima persona: noi ci siamo buttati, un viaggio on the road tra pianure senza fine e mulini a vento abbandonati, sulle orme di Don Chisciotte, da Toledo abbiamo percorso la cosiddetta ruta de Don Quijote, che porta ai luoghi immortalati da Cervantes, paesini come Consuegra, Campo de Criptana, El Toboso, sfidando il vento caldo e la follia… che poi, forse, è solo una leggenda

Toledo
La regione della Castiglia-La Mancia si estende dalla provincia di Madrid all’Andalusia, con infinite distese di campi coltivati, panorami mozzafiato e una delle città più belle del paese, Toledo. Non ci si può fermare a descrivere solo questo o quel monumento perché tutta la città arroccata su una collina e circondata dal Rio Tajo più che una ciudad è un’esperienza, un vero e proprio museo a cielo aperto. (Foto Corbis Images)

Toledo
Con le sue stradine acciottolate che vanno su e giù non si può far atro che lasciarsi trasportare, abbandonarsi, e perché no, perdersi tra piazze, viuzze e palazzi. Dal suo passato ha ereditato chiese, ma anche sinagoghe e moschee, e dalla cima della collina sarete sempre osservati dall’Alcázar con la sua gigantesca mole: la fortezza fu costruita nel X secolo sotto l’impero arabo, da cui prende il nome, al-qasr che significa proprio “fortezza”. (Foto Corbis Images)

Toledo
Cuore vivo e pulsante della città è la plaza de Zocodover, che prende il nome ancora una volta dalla tradizione araba, perché è dove si svolgeva il mercato del bestiame. Dalla porta arabeggiante posta sul lato est della piazza si può osservare la valle che circonda la città, e dopo esservi riempiti gli occhi non perdetevi proprio a lato della porta la pasticceria Santo Tomè con le sue specialità a base di marzapane e pinoli. (Foto Corbis Images)

Toledo
L’eroe locale indiscusso è Don Chisciotte, insieme al suo creatore Miguel de Cervantes, che sono disegnati e raffigurati in tutti i modi possibili in tantissimi angoli della città e della regione. Qui l’eroe svitato della letteratura è rappresentato sulle panchine di plaza de Zocodover, mentre poco oltre la porta est svetta una statua del suo creatore.
(foto di Margherita Visentini)

I mulini di Consuegra
Attraversando in macchina la regione de La Mancia si possono avvistare qua e là alcuni mulini a vento abbandonati, ma per vederli in tutto il loro splendore bisogna andare, come prima tappa, a Consuegra, graziosa cittadina che ospita ben dodici molinos de vientos, arroccati sul colle Calderico che spicca nel mezzo della pianura mancega, insieme ad un castello duecentesco, di origine musulmana.
(foto di Margherita Visentini)

I mulini di Consuegra
Sono proprio questi i famigerati mulini a vento che hanno ispirato Miguel de Cervantes per narrare le gesta del suo bizzarro cavaliere, Don Chisciotte, che si voleva scagliare contro i “giganti dalle braccia rotanti” per poter esser fiero e valoroso agli occhi della sua bella Dulcinea.
Oltre ai mulini, dalla collina è possibile apprezzare il meraviglioso paesaggio della regione, meglio ancora se al tramonto, d’estate, quando il cielo si tinge di rosso e i campi di giallo.
(foto di Margherita Visentini)

Ristorante El Alfar a Consuegra
Come in tutte le regioni della Spagna, dai rinomati Paesi Baschi al profondo sud, anche in Castiglia-La Mancia si possono gustare piatti eccezionali e ottimo vino: dal pesce fresco del divino ristorante La Naviera, in centro a Toledo (Calle de la Campana 8), alla carne cucinata nelle giare di terracotta del ristorante El Alfar (letteralmente, laboratorio di ceramica) a Consuegra.
(foto courtesy El Alfar)

Ristorante El Alfar a Consuegra
In questo ristorante, costruito attorno ad un’antica corte che ospita due storici forni per ceramica, uno di epoca romana e l’altro medievale, si possono assaggiare le specialità tipiche della regione: il pisto manchego con huevo (una salsa di pomodoro a base di peperoni e aglio, con un uovo fritto), il queso mancego e la crema catalana allo zafferano.
(foto courtesy El Alfar)

Campo de Criptana
E’ la seconda tappa del nostro personale tour “picaresco”, e i dieci mulini che si trovano qui sono stati specificamente citati nelle pagine di Cervantes. A differenza dei precedenti, non sono isolati sulla collina, bensì circondati da abitazioni e qualche locale. Si può quindi passeggiare tra i vari molinos, per stradine tranquille e muri dipinti di bianco e di blu, all’ombra delle grandi pale a vento.
(foto di Margherita Visentini)

Mota del Cuervo
A poco meno di 30 chilometri si trova l’ultimo paesino che ospita i “mostruosi giganti”, nemici del nostro eroe: sette mulini sperduti e quasi assonnati in mezzo a campi e spighe, uno dei quali tutt’ora funzionante, utilizzato per produrre farina che si può acquistare proprio dentro al mulino.
(foto di Margherita Visentini)

Mota del Cuervo
La calda brezza continua a soffiare, sulla pianura e sulle colline, quasi a voler cancellare i colori accesi del paesaggio, che invece diventano sempre più brillanti. E non si può che fermarsi a pensare a La Mancia, terra di folli, o forse semplicemente di artisti.
(foto di Margherita Visentini)

Read the full article on Style.it, July 02 2013

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