Isabel Castaner

Isabel Castañer, la signora con le espadrillas

Published on UnaDonna

«Se fai una vacanza senza espadrillas, godi solo la metà!», parola di Isabel Castañer. Il perchè ce lo racconta nell’intervista in esclusiva per UnaDonna.

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Isabel Castañer, la gran dama della moda spagnola, alla guida dell’azienda di famiglia di espadrillas di lusso, ormai sinonimo del marchio Castañer. Ora è nei negozi con la nuova collezione, ma la señora guarda al futuro: «Sto già lavorando sulla prossima primavera-estate. La collezione di quest’anno è super bonita, sono davvero felice e orgogliosa, ci sono così tante novità!».

Castañer ha da poco inaugurato una collaborazione con la pagina web vente-privee.com (leader mondiale delle vendite evento online): ci sono sempre più collaborazioni di questo tipo tra maisons di moda e negozi, è quello che chiamano “Metodo H&M”, e sembrano funzionare molto bene.

«Per noi è un esperimento, sono elettrizzata da questa nuova collaborazione: per Castañer infatti è la prima volta, abbiamo raccolto la sfida creando appositamente una capsule collection Mediterranean trip by Castañer, con quattro modelli da proporre in esclusiva sulla loro piattaforma online ad un prezzo eccezionale. È iniziata da poco, vediamo come va, ma secondo noi andrà benissimo!»

Se dovesse spiegare che cosa sono le espadrillas…?

«Le espadrillas (in spagnolo, alpargatas) sono una cosa completamente necessaria d’estate, un must, non perché lo dice la moda ma perché sono leggere, comode e confortevoli da portare, e anche semplici da abbinare perché vanno con tutto, le indossi la mattina, e non devi più pensare a nient’altro per tutta l’estate!

Le origini delle espadrillas sono umili, erano le scarpe di tela dalla suola di iuta intrecciata che usavano los campesinos, la gente del campo, e i pescatori. Il modello basico è stato rielaborato, con colori e nuovi tessuti, e queste espadrillas, più mediterranee, si portano facilmente, anche tutti i giorni, te le metti con un jeans, una gonna lunga, o dei pantaloni corti, aiutano ad iniziare la giornata col piede giusto!

Poi ci sono i modelli che noi del mestiere, nel momento di creare la collezione, chiamiamo espadrillas “de vestir”: sono quelle più sofisticate, fashion, con la zeppa altissima, in tanti colori e modelli».

Dev’essere curiosa la storia del marchio, se delle calzature per campesinos sono diventate un fatto di moda! Com’è successo?

«La storia delle espadrillas inizia tantissimi anni fa, bisogna andare indietro fino al 1776, con gli artigiani alpargateros di paese. Poi mio suocero, nel 1927 aprì una fabbrica e iniziò ad industrializzare il processo, aumentando quindi la produzione, principalmente per la gente che lavorava nei campi e l’esercito, e ancora non avevano niente a che vedere con il mondo fashion.

Quando finì la guerra spagnola, negli anni ’40 ci fu un esodo totale delle campagne verso la città e le industrie, e per noi fu una crisi tremenda. Questa è stata la spinta che ci ha fatto cambiare! Eravamo una fabbrica che produceva espadrillas umili e modeste, era tutto finito perché la gente non si vestiva più così».

È stato questo il momento più duro per l’azienda?

«La cosa peggiore è stata riuscire a capire il cambiamento e come affrontarlo, non era solo generazionale, ma culturale prima di tutto: iniziavano ad esserci tante tendenze e mode, dal resto dell’Europa arrivavano stranieri sulle spiagge spagnole che venivano qui a passare l’estate.

Avevamo i macchinari e tantissimi dipendenti, dovevamo cambiare genere e produrre per la gente normale, a partire dai turisti. Iniziò così una nuova epoca anche per Castañer, introducendo il colore alle nostre espadrillas, il rosso, il verde e l’azzurro, mentre prima erano solo bianche o nere».

Qual è stato il suo ruolo in questo momento di sviluppo del marchio?

«Io mi volevo dedicare prima di tutto alla mia famiglia, ho avuto cinque figli, ma in quel momento difficile in cui l’azienda si apriva all’estero, serviva qualcuno che parlasse francese e così entrai in scena! Un giorno venne un cliente da Parigi e io feci da interprete, mi entusiasmai moltissimo senza volerlo, e così da quel momento in poi iniziai ad aiutare perché ricevevamo lettere e ordini in francese e io dovevo cercare di interpretarle: “No, non lo vuole così, lo vuole più alto, lo vuole più basso…”, e alla fine non mi staccai più!

Così io e mio marito abbiamo iniziato a lavorare fianco a fianco, lui doveva occuparsi di risollevare e risolvere la situazione economica catastrofica, e insieme partecipavamo alle fiere all’estero dove portavamo la nostra modestissima collezione di espadrillas colorate.

Poi un giorno a Parigi apparve Monsieur Saint Laurent: voleva commissionarci delle espadrillas con la zeppa… e io quasi non sapevo cosa fosse una zeppa! Non eravamo molto convinti però abbiamo detto “Que sì, que sì!”: era una cosa un po’ diversa da quello che sapevamo fare noi, non era tanto difficile la realizzazione del prototipo quanto renderlo calzabile perchè all’inizio il piede non entrava. Volevamo imparare con tutto l’entusiasmo del mondo e con la voglia di superarci, e quando abbiamo portato il risultato a Saint Laurent le trovò magnifiche. Così abbiamo continuato con le modifiche, finché il primo paio di espadrillas con la zeppa fu pronto. Sta di fatto che tutto iniziò così!

La verità è che mi lasciarono fare quello che volevo, anche se non capivo perché dovevo attaccare un tacco a quelle suole di corda! Bueno, fu una grande avventura, che continua a piacermi».

Come è cambiata l’azienda di famiglia nel corso degli anni?

«Quando abbiamo iniziato ad espanderci all’estero, ci siamo resi conto dei diversi mercati: i clienti americani, per esempio, sono più casual, più sportivi, poi c’è invece un pubblico più elegante come quello orientale, la Cina, il Giappone, con i loro negozi enormi e bellissimi e le donne così sofisticate.

Mi ricordo quando abbiamo iniziato ad avere successo oltreoceano e quindi abbiamo creato delle espadrillas per gli Stati Uniti: “Pamela”, uno di quei modelli molto puliti e senza tante decorazioni, che io dicevo essere molto “americana”, fu un successo che rimase sul mercato per ben vent’anni. Una vera e propria soddisfazione!».

Di cosa è più orgogliosa nella sua carriera?

«Ho 4 figli che lavorano con me, ognuno con il proprio reparto di competenza, e questo mi ha dato tanta soddisfazione, perché mi sembra interessante che abbiano seguito l’azienda di famiglia, senza però esserne costretti. In realtà fuori dal lavoro non parliamo mai di affari, né di espadrillas! Siamo riusciti a raggiungere un’indipendenza personale sia fuori dall’ufficio che dentro, perché ognuno si occupa del proprio settore. Quello che facciamo ci appassiona, e andiamo tutti meravigliosamente d’accordo».

Dalla moda allo star system il passo è stato breve: oggi tutto il mondo, o quasi, indossa delle Castañer, attori, attrici, modelle e it-girls. Che effetto le fa?

«Mi piace un sacco quando vedo qualcuno per la strada che indossa i nostri modelli: l’altro giorno a Parigi ho incontrato in pochissimo tempo tre persone che le portavano, erano delle Castañer, perché sa, oggi ci sono tantissime espadrillas in giro, ma io le riconosco perfettamente, hanno una personalità molto distinta! Sì, mi piace molto, sono un po’ naif, mi diverte ancora dopo 42 anni di lavoro ritrovare le nostre creazioni in giro, le vedo e poi lo racconto allegramente. Si entusiasmano tutti con il racconto del mio pedinamento a Jacqueline Kennedy a New York!

Me lo chiedono sempre e io continuerò a dire che mi divertii da morire: indossava delle Castañer, così mi misi a seguirla, lei entrò in un negozio e iniziò a tenermi d’occhio di soppiatto chiedendosi “Chi è questa signora matta che mi segue”!? Allora mi allontanai perché mi resi conto che la stavo spaventando. Volevo avvicinarmi e dirle che le scarpe che indossava le avevo fatte io, ma alla fine non le dissi niente.

I vip e le stelle del cinema, lo capisco, fanno sempre notizia, ma quello che mi piace davvero è la gente normale che va per la strada e indossa una Castañer, cammina con passo forte e deciso proprio perché ha delle scarpe che calzano alla perfezione, credo che questo sia più importante».

Cosa vede nel futuro di Castañer?

«Castañer ha la fortuna di essere principalmente esportatore quindi la nube grigia della crisi è un po’ meno grave per noi. Però sappiamo che i nostri clienti spagnoli e greci se la stanno passando abbastanza male.

Abbiamo fatto tantissimi chilometri, in questo momento di cambiamento socio-economico ci stiamo concentrando sui nuovi mercati, sia ad ovest che ad est: abbiamo pianificato l’apertura di nuovi negozi e linee di vendita dove ora il denaro fluisce con più libertà.

Siamo stati bravi, nel tempo ci siamo guadagnati una buona posizione all’interno del fashion system: abbiamo la fortuna di lavorare per grandi marchi del lusso come Hermès e Chanel, ma questo è solo un capitolo di Castañer. La nostra quotidianità sono le collezioni e i negozi dove circola il nostro sangue e il nostro genio, e qui soffriamo anche noi un po’, come tutti gli altri.

Ma la cosa importante è che siamo gente creativa, in tutti i sensi! I miei figli, che sono più giovani e forti di me, sono la vera risorsa dell’azienda».

 

Read the full article on UnaDonna, Mar 29 2013

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