Roberta Segata,Cloud.2010.stampa fotografica su carta baritata.cm 90x60

Roberta Segata

Published on Pizza Magazine

Fotografa e performer, risponde alle nostre domande concedendosi una pausa tra un application form e un inseguimento di strani animali trentini.

L’arte di Roberta Segata nasce da una duplice formazione, nelle arti visive e nel teatro-danza, e per questo ha scelto la fotografia come mezzo di espressione, dove riesce a fondere questi due aspetti.

4.Up_2009_roberta segata

Cosa ti piace delle tue fotografie?

Mi piace che la magia sia data da posizioni improbabili che mi sono permesse dalla preparazione atletica -e non dal fotomontaggio- riuscendo a dare naturalezza a ciò che non è naturale.
Sogno che questa ricerca e questo linguaggio creino una sorta di unicità.

In fotografie come Waiting room o Le quattro stagioni, o ancora Up, al tuo corpo viene chiesto uno sforzo, un movimento estremo. Perché?

Credo sia una vera e propria necessità. Ho bisogno di utilizzare il corpo, come strumento artistico.
Gli chiedo sforzi estremi perché mi da una soddisfazione estrema.
Mi diverte moltissimo quando una persona, osservando una mia foto, mi chiede: “Ma come hai fatto a fare questa fotografia? C’è il trucco, vero?”
Ed io rispondo trionfante: “No, è solo questione di fisico!”

Come nascono la coreografia e la scenografia delle tue opere?

Cerco scorci che mi comunichino qualcosa, e trovato il luogo che mi attira lo osservo: è questo che mi suggerisce cosa fare, come inserirmi nella visione.
É il luogo che parla. Magari è presente un tronco a terra, la strana pendenza di un prato o una ringhiera alla quale potersi
appoggiare.
L’unica opera che non ha seguito questo rituale è Firefly: in questo caso è nata prima l’idea ed ho impiegato più di un anno e mezzo prima di trovare il luogo giusto. Per realizzare questo lavoro ho rischiato l’assideramento, ero in Svezia in gennaio e non ricordo quanti gradi ci fossero. Dopo pochi scatti sono dovuta scappare per coprirmi e in auto ho impiegato almeno mezz’ora prima di smettere di tremare!

12.After Dark.Migrant1_2011_roberta segata

In che modo ti relazioni, tu, all’interno delle foto? Non ti si vede mai in volto ma la tua presenza è forte e costante: diresti che il tuo corpo è il soggetto dei tuoi lavori?

Non proprio, il corpo non è il soggetto, aiuta solo a raccontare una storia. Nascondere il mio volto è nascondere l’identità, e quella figura potrebbe essere chiunque. La mia presenza credo soddisfi anche il mio amore per il teatro, il mio desiderio di essere in scena. Mi sono resa conto guardando i miei lavori che c’è sempre qualcosa di teatrale anche solo in una posizione verticale e ferma come in Firefly. Essere in quel momento nella verità di quel momento.

Su cosa stai lavorando ora?

Mi sto dedicando a diversi progetti: il primo fra tutti, al quale tengo particolarmente, richiede di esplorare luoghi stranieri, e per questo sto facendo diverse domande di residenza all’estero.
Vuole essere un racconto di nuovi luoghi, di chi li abita toccando, oltre la fotografia, anche la performance.
Poi ho due nuovi progetti fotografici in lavorazione in cui vi sarà la presenza di inusuali animali montani, il nuovo Trentino.
Ed infine, ma non per ultimo in ordine di importanza, un progetto teatrale/performativo che sto realizzando insieme ad una amica e collega.

robertasegata.viewbook.com

Published on Pizza Magazine on 07.11.2012

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