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Nella moda italiana il boom degli stilisti emergenti

Published on Luxstyle

 

TRA GLI STILISTI EMERGENTI MARIAVITTORIA SOLDI DI 830sign

Non ancora trentenne, una sacrosanta gavetta, prima nelle fila di Strenesse e poi in quelle di Jil Sander (come assistente designer per la maglieria donna), in contemporanea alla sfavillante ascesa del direttore creativo Raf Simons. Ora, Mariavittoria Soldi, si concede lo sfizio di provare a fare un po’ di testa sua, e ci riesce alla grande. Tanta l’attenzione per il suo lavoro, non solo da parte dei media addetti, ma anche delle istituzioni, come Milano Prêt-à-Porter, ovvero la nuova fiera della moda italiana e degli stilisti emergenti, appena terminata insieme alla settimana della moda: 830sign, il brand che fa da palcoscenico alle creazioni della giovane designer veronese, è stato selezionato ed invitato a far parte di HotHouse, la casa dei talenti, sezione della fiera dedicato ai giovani nomi del panorama internazionale.

mariavittoria soldi_830sign

 

DOMANDE A MARIAVITTORIA SOLDI

Due chiacchiere con Mariavittoria Soldi quindi, sulla propria esperienza nel campo della moda e qualche anticipazione della prossima collezione (Gallery Fotografica a fondo pagina. Intervista completa disponibile sul blog Polpettas).

1. Perché disegni?

Mi piace tenere le mani e la mente in movimento, disegnare è diventato il mio modo di farlo.

 

2. Raccontami delle tue esperienze lavorative, fino ad arrivare a 830sign

Strenesse mi ha fatto capire che la strada sarebbe stata tutta in salita e ho imparato a considerare ogni ostacolo, anche il più piccolo e in apparenza inutile, come una sfida con me stessa. Jil Sander, invece, mi ha aperto la mente su territori da me inesplorati, stimolando la mia voglia di conoscere. Mi ha insegnato che la ricchezza di un capo, oltre che dall’idea che sta dietro a quel pezzo, è nei dettagli: il tessuto, la costruzione del cartamodello, la sapienza con cui il tutto viene messo insieme dalle mani esperte di chi lavora in atelier.

830 Sign è una piccola azienda a Verona che, un po’ controtendenza, pensa a capi destinati a rimanere nell’armadio per più di una stagione, e crede fermamente che ci sia molta gente in giro alla ricerca di questo. Mi ha fatto capire quanto lavoro ci sia dietro ad una collezione, e lo capisci solamente quando per necessità devi seguire tutto dall’inizio alla fine: il capo finito è la punta dell’iceberg, il disegno la base che sta sotto, e in mezzo tanto lavoro da fare. Ogni giorno una sfida stimolante, che a volte diventa anche frustrante. Ma la soddisfazione, alla fine di tutto, è impagabile.

 

3. Cosa ti ispira? Da cosa parti per disegnare?

Trovo molta ispirazione nella natura, in tutto ciò che esiste da “prima”, e che ha continuato a farlo indisturbato; mi piace associare queste “visioni” a quello che trovo di concreto nel mondo dell’arte, del design, dell’architettura.

La musica contribuisce a creare il giusto distacco, a chiudere il cerchio di quel piccolo mondo che ha vita per sei mesi, a dargli un colore, uno spazio. Proprio per questo i miei gusti in fatto di musica sono molto volubili, cambiano spesso adattandosi e rispecchiando il mio umore, le sensazioni del momento.

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4. Come nasce un capo? Il design che sposa il materiale

Un anno fa circa mi ha colpito molto un servizio fotografico che testimoniava la devastante eruzione di un vulcano nella cittadina di Merapi, Sumatra Meridionale. Le foto erano intense, terrificanti e proprio per questo, molto belle. La collezione SS 2012 era ispirata a questo.

In una di queste immagini una donna si staglia nitida in mezzo ad un gruppo di persone, fasciata in un telo di nylon bianco, con una intensità che sembra aver fermato tutto per quel millesimo di secondo in cui è stata scattata la foto, in un atteggiamento di raccoglimento, rassicurante, ma allo stesso tempo quasi fuori luogo.

Ho realizzato un parka per la collezione donna, in un materiale leggerissimo ma molto resistente, opaco, impermeabile; molto funzionale nella costruzione, una volta indossato lascia trasparire tutto quello che c’è sotto. Come lo sgomento che trapela dalla posa statica della donna in quell’immagine, fragile e forte nello stesso tempo.

 

5. Designer di riferimento?

Yohji Yamamoto, per la sua semplicità pura e senza tempo; Takada Kenzo, per la sua creatività esplosiva, viva, positiva; Rei Kawakubo, perché è anarchica, si è sempre presa la libertà di fare quello che voleva e questa sua forza l’ha portata ad essere quello che è oggi, senza compromessi; Madaleine Vionnet, per la sua attenzione nello studio dei cartamodelli, che rende ogni suo pezzo un vero e proprio capolavoro; Anne Marie Beretta, per la sua avanguardia silenziosa; Cinzia Ruggeri, perché senza necessità di gloria ha raggiunto il suo obbiettivo; Jil Sander, per aver compreso il suo tempo.

Ma la lista sarebbe infinita. Ogni designer che ha qualcosa da dire merita di essere “ascoltato” e rispettato, a prescindere dalla condivisione del gusto e del concetto.

 

6. Su cosa stai lavorando adesso?

Abbiamo appena concluso la collezione invernale 2012-13 di 830 Sign. Il mio interesse è stato catturato dal “movimento”: come rendere un effetto ottico di dinamismo su qualcosa di fermo, come ingannare l’occhio dandogli la parvenza di qualcosa di dinamico anche se statico; un artista che ha molto lavorato su questo concetto con opere e video istallazioni è Jesus Rafael Soto, ma mi hanno ispirato molto anche le opere di Andy Denzler, Jense Hesse, e le foto di Luca Artioli. E’ da un suo libro comprato a Lucca da uno di quei venditori ambulanti pieni di cianfrusaglie e di piccoli tesori nascosti, che ho iniziato a pensare al movimento. In questa raccolta, Seasons of Music, Artioli crea un link fra gli scatti, principalmente paesaggi incontaminati, e musica; un processo che caratterizza molto anche il mio modo di lavorare. L’ultimo album di Nicolas Jaar, Space is only Noise, è il sottofondo perfetto per questa collezione.

A cura di : Margherita Visentini (la blogger di Polpettas)

La versione integrale dell’intervista a Maria Vittoria Soldi è disponibile sul blog Polpettas  di Margherita Visentini

 

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